LINK DOCUMENTARIO

 

La ricerca “Fare il vino nell’Italia antica”, ideata nell’ambito del progetto Immensa Aequora, è incentrata sullo studio dei palmenti rupestri dell’Italia tirrenica, gli antichi impianti di produzione del vino scavati nella roccia.

Ad oggi, nonostante alcuni studi recenti, non esiste in Italia un lavoro d’insieme su queste interessanti strutture agricolo-produttive e sono limitati gli studi di sintesi che forniscano una visione organica del fenomeno a causa della scarsa attenzione spesso rivolta alle strutture a destinazione agricolo-produttiva e per la mancanza di un’impostazione multidisciplinare degli studi.

Inoltre, persistono alcune problematiche, come la datazione, spesso difficile in assenza di reperti in prossimità delle strutture o a causa del riuso e delle modifiche nel corso dei secoli, e il riconoscimento della destinazione d’uso degli impianti (lavorazione di vino, olio, pelli e canapa, e in alcuni casi valenza rituale e religiosa).

Per far fronte a questa situazione e a tali difficoltà, il progetto è articolato in una serie di fasi, alcune ancora in corso:

- mappatura regionale, con ricognizioni di superficie e topografiche in Toscana, Lazio, Campania e Sicilia, in zone selezionate per la cospicua attestazione di impianti rupestri;

- analisi delle caratteristiche strutturali dei palmenti rupestri;

- verifica degli eventuali rapporti tra impianti e paesaggio agrario, contesti insediativi e fornaci ceramiche;

- analisi dei residui per l’identificazione della destinazione d’uso dei palmenti rupestri. Per la prima volta sono stati sottoposti ad analisi di laboratorio (GC-MS) campioni prelevati da palmenti rupestri di quattro regioni;

studio archeobotanico e biomolecolare in alcune delle aree prescelte per riconoscere le parti del paesaggio agrario antico sopravvissute, particolarmente i relitti di antichi vigneti coltivati, e per analizzare le caratteristiche genetiche e morfologiche delle viti selvatiche presenti.

I dati finora ottenuti nell’ambito della mappatura delle regioni indagate sono confluiti in un Atlante dei palmenti rupestri, in corso di completamento, mirato a raccogliere per la prima volta tutte le informazioni sulle strutture di produzione del vino nelle aree prescelte.

L’Atlante è strutturato in schede che comprendono in maniera schematica tutte le informazioni relative al palmento rupestre indagato. In particolar modo, sono riportate le indicazioni topografiche sulla collocazione dell’impianto, la descrizione strutturale, le osservazioni su composizione, contesto e cronologia e, laddove esistente, la bibliografia di riferimento.

Le ricerche condotte fino ad oggi hanno portato alla realizzazione di due documentari, dal titolo “Fare il vino nell’Italia antica: i palmenti rupestri - Sicilia e altre regioni” e “Fare il vino nell’Italia antica: i palmenti rupestri in Sicilia” (ad opera di G. Olcese, A. Razza e D. M. Surace), prodotti da Class Editori e - il secondo ­- presentato a EXPO 2015, oltre che a diversi contributi a convegni e pubblicazioni (per cui si rimanda alla sezione “Pubblicazioni”).

Nell’ambito del progetto, con la finalità di approfondire l’opera di ricostruzione del paesaggio agrario antico, lo studio dei palmenti rupestri è combinato - grazie a recenti tecniche molecolari - a quello delle caratteristiche delle viti selvatiche che popolano la prossimità di siti archeologici, per indagare i meccanismi della domesticazione, e all’opera di confronto tra le viti selvatiche nei pressi di contesti archeologici e quelle distanti, per identificare le tracce di una pressione selettiva operata dall’uomo. Inoltre, con lo stesso scopo, nuove ricerche finalizzate allo studio dei vitigni e dei vinaccioli in relazione ai contesti archeologici sono già state programmate in alcune aree del progetto, ad esempio Ischia.

Infine, ulteriore importante obiettivo del progetto consiste nell’opera di sensibilizzazione delle comunità locali per mezzo della quale sarà possibile realizzare attività volte alla conservazione, alla tutela e alla valorizzazione dei palmenti rupestri che, per la loro rilevanza archeologica e culturale, rappresentano beni di fondamentale importanza nel percorso di ricostruzione della storia economica mediterranea.

Tra gli ambiti di applicazione del progetto, recentemente è stata avviata in Calabria una collaborazione tra alcuni comuni dell’area della Locride – nelle rappresentanze dei Sindaci Francesco Bruzzaniti (Africo), Aldo Canturi (Bianco), Francesco Cuzzola (Bruzzano Zeffirio), Stefano Umberto Marrapodi (Caraffa del Bianco), Domenico Pizzi (Ferruzzano), Giovambattista Bruzzaniti (Samo), Domenico Stranieri (Sant’Agata del Bianco) – e l’Università degli Studi di Milano (attraverso un contratto di lavoro per cui le attività saranno effettuate da D. M. Surace) con l’obiettivo di studiare i palmenti rupestri della zona.

Alt

Palmento nel Bosco della Falanga, sull'Epomeo (da Olcese, "Pithecusan Workshops", 2017, p. 26).

Alt

Palmento di Monte Cucco, Francavilla di Sicilia (ME) (da Olcese, Razza, Surace, "Vigne, palmenti e produzione vitivinicola", 2017).

Alt

Locandina del documentario scientifico “Fare il vino nell’Italia antica: i palmenti rupestri in Sicilia”, ad opera di G. Olcese, A. Razza e D. M. Surace e prodotto da Class Editori, presentato a EXPO Milano 2015.